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Un giorno perfetto - Melania G. Mazzucco

Il giorno perfetto, Melania Mazzucco
Resoconto dell’incontro del 11 maggio 2017

Il racconto della Mazzucco inizia con degli spari e per tutto il testo il lettore resta col fiato sospeso a cercare di capire cosa sia realmente accaduto. Si tratta di un romanzo corale, i protagonisti intervengono alternandosi, il lettore li segue nei loro pensieri, nei loro sentimenti ed emozioni. Il tutto si svolge nel giro di 24 ore, tempo in cui s’intrecciano le vite dei personaggi e i loro destini in una sorta di triste e logoro canovaccio. Si parla soprattutto di più famiglie fallite, coppie spente, disastri familiari da cui emergono le contrapposizioni, le menzogne, le rivendicazioni che coinvolgono tutti, figli compresi in un gioco alla rovina in cui si inseriscono vite frustrate e sogni infranti. La protagonista principale, Emma, su cui si proietta la scrittrice, è una donna sensuale e angosciata, che ha rinunciato ai propri sogni per amore e che ha capito tardi il grande errore commesso nell’amare Antonio, poliziotto, di cui la scrittrice ci restituisce un profilo psicologico folle e preciso, ambivalente al punto da proteggere l’onorevole Fioravanti, in qualità di capo-scorta, proprio mentre medita vendette contro l’ex moglie e programma l’uccisione dei propri figli. Un’altra coppia, l’onorevole e la giovane e annoiata moglie, figli dell’alta società ma non meno in difficoltà di relazione, non meno in odore di fallimento e d’infelicità, sono icone di una società distratta e malata. E poi, i figli, vittime di relazioni perse e privi di modelli edificanti, annaspano alla ricerca di se stessi e del loro posto nel mondo. In mezzo a tutto ciò, Roma, la città metropolitana, che la scrittrice descrive con dovizia di particolari partendo dai quartieri alti fino alle misere periferie, dai palazzi signorili ai grigi palazzoni scrostati, a sottolineare l’enorme diversità di aspettative e stili di vita in un’unica, profonda, sofferenza. La scrittrice ci propone un racconto chiaro, minuzioso, realistico, la scrittura è funzionale allo scopo di donare una testimonianza diretta della vita di ogni giorno nei sui risvolti più nascosti, più cupi. I temi trattati sono temi di cui purtroppo sentiamo parlare quotidianamente: la violenza sulle donne, la politica distratta e menzognera, l’amore espresso in modo fastidioso, sbagliato, malato, che non riesce a essere autentico e a donare serenità e pienezza. Nel complesso la scrittrice descrive molto bene i complicati stati d’animo dei personaggi in uno stile scorrevole, reso con parole forti che lasciano la loro impronta netta.

Un giorno perfetto - Melania G. Mazzucco

Il giorno perfetto, Melania Mazzucco
Resoconto dell’incontro del 11 maggio 2017

Il racconto della Mazzucco inizia con degli spari e per tutto il testo il lettore resta col fiato sospeso a cercare di capire cosa sia realmente accaduto. Si tratta di un romanzo corale, i protagonisti intervengono alternandosi, il lettore li segue nei loro pensieri, nei loro sentimenti ed emozioni. Il tutto si svolge nel giro di 24 ore, tempo in cui s’intrecciano le vite dei personaggi e i loro destini in una sorta di triste e logoro canovaccio. Si parla soprattutto di più famiglie fallite, coppie spente, disastri familiari da cui emergono le contrapposizioni, le menzogne, le rivendicazioni che coinvolgono tutti, figli compresi in un gioco alla rovina in cui si inseriscono vite frustrate e sogni infranti. La protagonista principale, Emma, su cui si proietta la scrittrice, è una donna sensuale e angosciata, che ha rinunciato ai propri sogni per amore e che ha capito tardi il grande errore commesso nell’amare Antonio, poliziotto, di cui la scrittrice ci restituisce un profilo psicologico folle e preciso, ambivalente al punto da proteggere l’onorevole Fioravanti, in qualità di capo-scorta, proprio mentre medita vendette contro l’ex moglie e programma l’uccisione dei propri figli. Un’altra coppia, l’onorevole e la giovane e annoiata moglie, figli dell’alta società ma non meno in difficoltà di relazione, non meno in odore di fallimento e d’infelicità, sono icone di una società distratta e malata. E poi, i figli, vittime di relazioni perse e privi di modelli edificanti, annaspano alla ricerca di se stessi e del loro posto nel mondo. In mezzo a tutto ciò, Roma, la città metropolitana, che la scrittrice descrive con dovizia di particolari partendo dai quartieri alti fino alle misere periferie, dai palazzi signorili ai grigi palazzoni scrostati, a sottolineare l’enorme diversità di aspettative e stili di vita in un’unica, profonda, sofferenza. La scrittrice ci propone un racconto chiaro, minuzioso, realistico, la scrittura è funzionale allo scopo di donare una testimonianza diretta della vita di ogni giorno nei sui risvolti più nascosti, più cupi. I temi trattati sono temi di cui purtroppo sentiamo parlare quotidianamente: la violenza sulle donne, la politica distratta e menzognera, l’amore espresso in modo fastidioso, sbagliato, malato, che non riesce a essere autentico e a donare serenità e pienezza. Nel complesso la scrittrice descrive molto bene i complicati stati d’animo dei personaggi in uno stile scorrevole, reso con parole forti che lasciano la loro impronta netta.

Un giorno perfetto - Melania G. Mazzucco

Il giorno perfetto, Melania Mazzucco
Resoconto dell’incontro del 11 maggio 2017

Il racconto della Mazzucco inizia con degli spari e per tutto il testo il lettore resta col fiato sospeso a cercare di capire cosa sia realmente accaduto. Si tratta di un romanzo corale, i protagonisti intervengono alternandosi, il lettore li segue nei loro pensieri, nei loro sentimenti ed emozioni. Il tutto si svolge nel giro di 24 ore, tempo in cui s’intrecciano le vite dei personaggi e i loro destini in una sorta di triste e logoro canovaccio. Si parla soprattutto di più famiglie fallite, coppie spente, disastri familiari da cui emergono le contrapposizioni, le menzogne, le rivendicazioni che coinvolgono tutti, figli compresi in un gioco alla rovina in cui si inseriscono vite frustrate e sogni infranti. La protagonista principale, Emma, su cui si proietta la scrittrice, è una donna sensuale e angosciata, che ha rinunciato ai propri sogni per amore e che ha capito tardi il grande errore commesso nell’amare Antonio, poliziotto, di cui la scrittrice ci restituisce un profilo psicologico folle e preciso, ambivalente al punto da proteggere l’onorevole Fioravanti, in qualità di capo-scorta, proprio mentre medita vendette contro l’ex moglie e programma l’uccisione dei propri figli. Un’altra coppia, l’onorevole e la giovane e annoiata moglie, figli dell’alta società ma non meno in difficoltà di relazione, non meno in odore di fallimento e d’infelicità, sono icone di una società distratta e malata. E poi, i figli, vittime di relazioni perse e privi di modelli edificanti, annaspano alla ricerca di se stessi e del loro posto nel mondo. In mezzo a tutto ciò, Roma, la città metropolitana, che la scrittrice descrive con dovizia di particolari partendo dai quartieri alti fino alle misere periferie, dai palazzi signorili ai grigi palazzoni scrostati, a sottolineare l’enorme diversità di aspettative e stili di vita in un’unica, profonda, sofferenza. La scrittrice ci propone un racconto chiaro, minuzioso, realistico, la scrittura è funzionale allo scopo di donare una testimonianza diretta della vita di ogni giorno nei sui risvolti più nascosti, più cupi. I temi trattati sono temi di cui purtroppo sentiamo parlare quotidianamente: la violenza sulle donne, la politica distratta e menzognera, l’amore espresso in modo fastidioso, sbagliato, malato, che non riesce a essere autentico e a donare serenità e pienezza. Nel complesso la scrittrice descrive molto bene i complicati stati d’animo dei personaggi in uno stile scorrevole, reso con parole forti che lasciano la loro impronta netta.

Patagonia express - Luis Sepúlveda

Patagonia express, Luis Sepulveda

Resoconto dell’incontro del 9 marzo 2017

Sepulveda conduce il lettore in questo viaggio nel Sud del mondo, in Patagonia, attraverso una serie di racconti brevi, dei veri e propri “flash” che in poche battute disegnano situazioni e storie. I racconti che fanno da sfondo al viaggio si muovono tra realtà e leggenda in un’atmosfera vera che stimola confidenze, fantasie, ricordi, proprio come una rappresentazione della linfa vitale di quel territorio aspro e dimenticato. I personaggi sono tratteggiati in modo veritiero, crudo, senza sconti; con le loro vite avventurose e stravaganti ai limiti del mondo essi rappresentano un tutt’uno con il territorio in cui vivono, come luci di vita che brillano nel nulla della Terra del fuoco che l’autore contrappone al brulichio impersonale delle città occidentali. Luoghi in cui il tempo scorre lento, forse perché non esiste? Si vive alla giornata e così ogni incontro acquisisce profondità, significato, nessuno è banale anche se molti sono casuali. Il territorio è descritto da chi ci vive e anche da chi, come l’autore, conosce bene quei luoghi, ne è parte integrante. Emerge, inoltre, la passione di Sepulveda per i temi ambientali e sociali che lo hanno visto impegnato in tutto l’arco della sua vita, una sensibilità e una denuncia descritte nel libro in modo semplice e diretto anche se a volte colpiscono per la crudezza delle immagini suscitate. E poi gli autori citati Chatwin e Coloane che l’hanno preceduto nella conoscenza di quelle zone estreme dove si possono cogliere gli archetipi del mondo e se ne può meditare l’evoluzione. Racconti troppo brevi, appena abbozzati o racconti condensati e completi? Al lettore l’esperienza e il relativo riscontro sul testo che in ogni caso apre gli occhi su un mondo complesso al quale l’autore si avvicina con concetti potenti. Sepulveda riesce a trasmettere la propria capacità di meravigliarsi attraverso un mondo di immagini viventi.

La serata ha avuto un risvolto inaspettato, Ago e Annalisa, due assidui partecipanti al gruppo ci hanno fatto partecipi dei loro viaggi in quelle terre con ricordi e aneddoti. La meraviglia del gruppo è stata grande nell’aprire la cassetta dei ricordi di Agostino da cui sono spuntati: una bandiera del Cile, libri di viaggio, la sua “Moleskine” fatta a mano e tanti altri oggetti legati a quel particolare itinerario di viaggio.

Patagonia express - Luis Sepulveda

Patagonia express, Luis Sepulveda

Resoconto dell’incontro del 9 marzo 2017

Sepulveda conduce il lettore in questo viaggio nel Sud del mondo, in Patagonia, attraverso una serie di racconti brevi, dei veri e propri “flash” che in poche battute disegnano situazioni e storie. I racconti che fanno da sfondo al viaggio si muovono tra realtà e leggenda in un’atmosfera vera che stimola confidenze, fantasie, ricordi, proprio come una rappresentazione della linfa vitale di quel territorio aspro e dimenticato. I personaggi sono tratteggiati in modo veritiero, crudo, senza sconti; con le loro vite avventurose e stravaganti ai limiti del mondo essi rappresentano un tutt’uno con il territorio in cui vivono, come luci di vita che brillano nel nulla della Terra del fuoco che l’autore contrappone al brulichio impersonale delle città occidentali. Luoghi in cui il tempo scorre lento, forse perché non esiste? Si vive alla giornata e così ogni incontro acquisisce profondità, significato, nessuno è banale anche se molti sono casuali. Il territorio è descritto da chi ci vive e anche da chi, come l’autore, conosce bene quei luoghi, ne è parte integrante. Emerge, inoltre, la passione di Sepulveda per i temi ambientali e sociali che lo hanno visto impegnato in tutto l’arco della sua vita, una sensibilità e una denuncia descritte nel libro in modo semplice e diretto anche se a volte colpiscono per la crudezza delle immagini suscitate. E poi gli autori citati Chatwin e Coloane che l’Hanno preceduto nella conoscenza di quelle zone estreme dove si possono cogliere gli archetipi del mondo e se ne può meditare l’evoluzione. Racconti troppo brevi, appena abbozzati o racconti condensati e completi? Al lettore l’esperienza e il relativo riscontro sul testo che in ogni caso apre gli occhi su un mondo complesso al quale l’autore si avvicina con concetti potenti. Sepulveda riesce a trasmettere la propria capacità di meravigliarsi attraverso un mondo di immagini viventi.

La serata ha avuto un risvolto inaspettato, Ago e Annalisa, due assidui partecipanti al gruppo ci hanno fatto partecipi dei loro viaggi in quelle terre con ricordi e aneddoti. La meraviglia del gruppo è stata grande nell’aprire la cassetta dei ricordi di Agostino da cui sono spuntati: una bandiera del Cile, libri di viaggio, la sua “Moleskine” fatta a mano e tanti altri oggetti legati a quel particolare itinerario di viaggio.

Treno di notte per Lisbona - Pascal Mercier

Treno di notte per Lisbona, Pascal Mercier

Resoconto dell’incontro del 19 gennaio 2017

Il romanzo scritto da Pascal Mercier pseudonimo di Peter Bieri, scrittore e filosofo, si inserisce stilisticamente nel filone della metanarrazione, il libro nel libro, dunque, scelta che permette all’autore di introdurre le proprie considerazioni e riflessioni e allo stesso tempo al lettore di partecipare allo svelarsi del mistero, in questo caso, degli scritti ritrovati. Il romanzo si svolge su due piani temporali in cui si dipanano due esistenze distinte: la vita di Gregorius, filologo, insegnante di lingue classiche a Berna, uomo di lettere, rigoroso e prevedibile e Amadeus Prado medico di Lisbona, scrittore, pensatore, uomo di grande cultura. La narrazione si svolge in tempi diversi, Gregorius si muove in un tempo recente, mentre Amadeu Prado tra il 1920 e il 1973, in Portogallo, sotto il regime di Salazar (1932-1968). Cosa unisce dunque i due uomini? Molti sono gli aspetti in cui si sfiorano i loro interessi culturali, tutto parte da un fuggevole incontro di Gregorius con una donna che proferisce un’unica parola: “Portugues”, termine che apre nell’anima e nella mente del rigoroso e prevedibile docente di lingue classiche uno spiraglio di soave poesia svelata da una sola parola pronunciata in una lingua calda e solare, la lingua portoghese. Gregorius si scuote dalla sua vita ordinaria e grazie a una serie di incontri imprevisti, attraverso i quali scopre il libro di Prado, trova il coraggio di lasciare tutto per inseguire un anelito di libertà e ritrovare se stesso sulle tracce dell’autore del libro. Nel viaggio di scoperta intrapreso da Gregorius, egli incontra tutti i protagonisti della vita di Prado, ormai scomparso, come in una tragedia greca dove sul palco s’illuminano man mano i personaggi che aggiungono un tassello al quadro che si va via via formando o come uno specchio in cui molti frammenti che lo compongono riflettono un’unica immagine, quella di Amadeu Prado. Molti sono i temi affrontati nel libro: la parola, limpida, lirica, ma anche abusata e così banalizzata; la libertà di pensiero che slega l’uomo dal giogo della divinità; la vita, quando si può considerare veramente vissuta? L’autore dà vita a un romanzo potente, intelligente, profondo, uno sguardo intimo e interiore di grande portata, molte sono le definizioni sublimi, dalla solitudine alla delusione, alla bellezza. Un romanzo denso, introspettivo, elevato in quanto ad analisi e messaggio.

Treno di notte per Lisbona - Pascal Mercier

Treno di notte per Lisbona, Pascal Mercier

Resoconto dell’incontro del 19 gennaio 2017

Il romanzo scritto da Pascal Mercier pseudonimo di Peter Bieri, scrittore e filosofo, si inserisce stilisticamente nel filone della metanarrazione, il libro nel libro, dunque, scelta che permette all’autore di introdurre le proprie considerazioni e riflessioni e allo stesso tempo al lettore di partecipare allo svelarsi del mistero, in questo caso, degli scritti ritrovati. Il romanzo si svolge su due piani temporali in cui si dipanano due esistenze distinte: la vita di Gregorius, filologo, insegnante di lingue classiche a Berna, uomo di lettere, rigoroso e prevedibile e Amadeus Prado medico di Lisbona, scrittore, pensatore, uomo di grande cultura. La narrazione si svolge in tempi diversi, Gregorius si muove in un tempo recente, mentre Amadeu Prado tra il 1920 e il 1973, in Portogallo, sotto il regime di Salazar (1932-1968). Cosa unisce dunque i due uomini? Molti sono gli aspetti in cui si sfiorano i loro interessi culturali, tutto parte da un fuggevole incontro di Gregorius con una donna che proferisce un’unica parola: “Portugues”, termine che apre nell’anima e nella mente del rigoroso e prevedibile docente di lingue classiche uno spiraglio di soave poesia svelata da una sola parola pronunciata in una lingua calda e solare, la lingua portoghese. Gregorius si scuote dalla sua vita ordinaria e grazie a una serie di incontri imprevisti, attraverso i quali scopre il libro di Prado, trova il coraggio di lasciare tutto per inseguire un anelito di libertà e ritrovare se stesso sulle tracce dell’autore del libro. Nel viaggio di scoperta intrapreso da Gregorius, egli incontra tutti i protagonisti della vita di Prado, ormai scomparso, come in una tragedia greca dove sul palco s’illuminano man mano i personaggi che aggiungono un tassello al quadro che si va via via formando o come uno specchio in cui molti frammenti che lo compongono riflettono un’unica immagine, quella di Amadeu Prado. Molti sono i temi affrontati nel libro: la parola, limpida, lirica, ma anche abusata e così banalizzata; la libertà di pensiero che slega l’uomo dal giogo della divinità; la vita, quando si può considerare veramente vissuta? L’autore dà vita a un romanzo potente, intelligente, profondo, uno sguardo intimo e interiore di grande portata, molte sono le definizioni sublimi, dalla solitudine alla delusione, alla bellezza. Un romanzo denso, introspettivo, elevato in quanto ad analisi e messaggio.

Un cuore così bianco - Javier Marías

Javier Marias, Un cuore così bianco
Resoconto dell’incontro del 15 dicembre 2015
Il romanzo di Marias, inizia con un fatto doloroso, il suicidio di una giovane sposa, apparentemente inspiegabile, ma che sarà il filo conduttore di tutta la trama, la quale non rivela, fino quasi alla fine del testo, le motivazioni di un gesto così estremo. Il protagonista osserva la propria vita in modo distaccato, distante, dando a ogni rapporto umano che lo coinvolge un’interpretazione sfaccettata, plurale, ma anche facendone un’analisi descrittiva pignola e quasi ossessiva. Lo stile della narrazione è lento e ripetitivo. I personaggi sono tutti di spessore con personalità forti che si distinguono dalla massa. Ognuno porta in sé dei segreti, delle parti oscure che è importante non rivelare per non perdere l’apparente equilibrio sociale. I segreti inconfessabili, soprattutto quelli di famiglia, hanno un peso sulle generazioni successive, le quali percepiscono comunque l’esistenza di qualcosa di non detto, che aleggia pesantemente e che non si può ignorare. Ma ecco che Marias assegna alla moglie del protagonista, Luisa, il ruolo di colei che svelerà il segreto di famiglia, colei che farà da tramite, proprio perché elemento estraneo, tra il marito e il padre. Il romanzo, interessa il lettore per le sue acute indagini psicologiche che portano alla luce i malesseri interiori dei personaggi, la loro fragilità e le loro responsabilità.
Il filo che sembra legare tutta l’opera è l’ascolto, un ascolto silenzioso e attento a ogni piccolo rumore di sottofondo, che rivela più di quel che effettivamente il protagonista sente, e che si trasforma in momenti di vita altrui immaginata e dipinta secondo il soggettivo sentire del protagonista.

Un cuore così bianco

Javier Marias, Un cuore così bianco
Resoconto dell’incontro del 15 dicembre 2015
Il romanzo di Marias, inizia con un fatto doloroso, il suicidio di una giovane sposa, apparentemente inspiegabile, ma che sarà il filo conduttore di tutta la trama, la quale non rivela, fino quasi alla fine del testo, le motivazioni di un gesto così estremo. Il protagonista osserva la propria vita in modo distaccato, distante, dando a ogni rapporto umano che lo coinvolge un’interpretazione sfaccettata, plurale, ma anche facendone un’analisi descrittiva pignola e quasi ossessiva. Lo stile della narrazione è lento e ripetitivo. I personaggi sono tutti di spessore con personalità forti che si distinguono dalla massa. Ognuno porta in sé dei segreti, delle parti oscure che è importante non rivelare per non perdere l’apparente equilibrio sociale. I segreti inconfessabili, soprattutto quelli di famiglia, hanno un peso sulle generazioni successive, le quali percepiscono comunque l’esistenza di qualcosa di non detto, che aleggia pesantemente e che non si può ignorare. Ma ecco che Marias assegna alla moglie del protagonista, Luisa, il ruolo di colei che svelerà il segreto di famiglia, colei che farà da tramite, proprio perché elemento estraneo, tra il marito e il padre. Il romanzo, interessa il lettore per le sue acute indagini psicologiche che portano alla luce i malesseri interiori dei personaggi, la loro fragilità e le loro responsabilità.
Il filo che sembra legare tutta l’opera è l’ascolto, un ascolto silenzioso e attento a ogni piccolo rumore di sottofondo, che rivela più di quel che effettivamente il protagonista sente, e che si trasforma in momenti di vita altrui immaginata e dipinta secondo il soggettivo sentire del protagonista.

Un cuore così bianco - Javier Marias

Javier Marias, Un cuore così bianco
Resoconto dell’incontro del 15 dicembre 2015
Il romanzo di Marias, inizia con un fatto doloroso, il suicidio di una giovane sposa, apparentemente inspiegabile, ma che sarà il filo conduttore di tutta la trama, la quale non rivela, fino quasi alla fine del testo, le motivazioni di un gesto così estremo. Il protagonista osserva la propria vita in modo distaccato, distante, dando a ogni rapporto umano che lo coinvolge un’interpretazione sfaccettata, plurale, ma anche facendone un’analisi descrittiva pignola e quasi ossessiva. Lo stile della narrazione è lento e ripetitivo. I personaggi sono tutti di spessore con personalità forti che si distinguono dalla massa. Ognuno porta in sé dei segreti, delle parti oscure che è importante non rivelare per non perdere l’apparente equilibrio sociale. I segreti inconfessabili, soprattutto quelli di famiglia, hanno un peso sulle generazioni successive, le quali percepiscono comunque l’esistenza di qualcosa di non detto, che aleggia pesantemente e che non si può ignorare. Ma ecco che Marias assegna alla moglie del protagonista, Luisa, il ruolo di colei che svelerà il segreto di famiglia, colei che farà da tramite, proprio perché elemento estraneo, tra il marito e il padre. Il romanzo, interessa il lettore per le sue acute indagini psicologiche che portano alla luce i malesseri interiori dei personaggi, la loro fragilità e le loro responsabilità.
Il filo che sembra legare tutta l’opera è l’ascolto, un ascolto silenzioso e attento a ogni piccolo rumore di sottofondo, che rivela più di quel che effettivamente il protagonista sente, e che si trasforma in momenti di vita altrui immaginata e dipinta secondo il soggettivo sentire del protagonista.

Un cuore così bianco - Javier Marias

Javier Marias, Un cuore così bianco
Resoconto dell’incontro del 15 dicembre 2015
Il romanzo di Marias, inizia con un fatto doloroso, il suicidio di una giovane sposa, apparentemente inspiegabile, ma che sarà il filo conduttore di tutta la trama, la quale non rivela, fino quasi alla fine del testo, le motivazioni di un gesto così estremo. Il protagonista osserva la propria vita in modo distaccato, distante, dando a ogni rapporto umano che lo coinvolge un’interpretazione sfaccettata, plurale, ma anche facendone un’analisi descrittiva pignola e quasi ossessiva. Lo stile della narrazione è lento e ripetitivo. I personaggi sono tutti di spessore con personalità forti che si distinguono dalla massa. Ognuno porta in sé dei segreti, delle parti oscure che è importante non rivelare per non perdere l’apparente equilibrio sociale. I segreti inconfessabili, soprattutto quelli di famiglia, hanno un peso sulle generazioni successive, le quali percepiscono comunque l’esistenza di qualcosa di non detto, che aleggia pesantemente e che non si può ignorare. Ma ecco che Marias assegna alla moglie del protagonista, Luisa, il ruolo di colei che svelerà il segreto di famiglia, colei che farà da tramite, proprio perché elemento estraneo, tra il marito e il padre. Il romanzo, interessa il lettore per le sue acute indagini psicologiche che portano alla luce i malesseri interiori dei personaggi, la loro fragilità e le loro responsabilità.
Il filo che sembra legare tutta l’opera è l’ascolto, un ascolto silenzioso e attento a ogni piccolo rumore di sottofondo, che rivela più di quel che effettivamente il protagonista sente, e che si trasforma in momenti di vita altrui immaginata e dipinta secondo il soggettivo sentire del protagonista.

Caduto fuori dal tempo

David Grossman, Caduto fuori dal tempo
Resoconto dell’incontro del 10 novembre 2016

L’autore scrive un’opera lacerante, autobiografica, in cui descrive in modo autentico e senza filtri il dolore vissuto per un fatto innaturale e atroce: la perdita di un figlio. Grossman perde il proprio figlio durante la guerra israelo-libanese del 2006.
L’opera ha inizio con un’immagine: un uomo si alza da tavola ed esce di casa, inizia a camminare in cerchio, non sa dove sta andando, le gambe lo conducono…
L’autore trasporta il lettore nel dolore profondo, dal quale non si trova sollievo, ma che accomuna, unisce ogni personaggio del romanzo nel vuoto della perdita, dove trovano posto solo i compagni di di questo strano viaggio. Incamminati verso il non luogo insieme al protagonista sono anch’essi alla ricerca di qualcosa, che riesca ad attenuare un po’ la sofferenza, perché ci possa essere almeno uno spazio per il ricordo. In questa dolente carovana ci sono personaggi molto diversi tra loro: la levatrice, la riparatrice di reti da pesca, il Duca, il Centauro… Essi sono partiti per la via che conduce al confine del mondo, luogo in cui i vivi e i morti forse si sfiorano e per raggiungere la quale si “gira intorno”. Dal punto di vista razionale è un “non percorso” che i personaggi del libro, tuttavia, riconoscono e che non vogliono lasciare, si tratta, forse, di un atto terapeutico che evoca il dolore straziante di chi è lacerato dentro per trasformarlo in qualche modo. I personaggi si muovono in una condizione di sonno/veglia/sogno, uno stato intermedio dove si esclude il mondo reale per cercare un ultimo disperato contatto con il figlio/a perduto/a, in un estremo richiamo di fronte all’evanescenza dell’essere che muore.
Un genitore può sopravvivere a un figlio? Si, fisicamente, anche se un pezzo di lui è andato da un’altra parte e Grossman parla proprio di quel pezzo. Il viaggio porta consapevolezza, accettazione, diventa quasi un’apertura verso la vita. Il libro è un’estrema, corale lettera d’amore.

Caduto fuori dal tempo - David Grossman

David Grossman, Caduto fuori dal tempo
Resoconto dell’incontro del 10 novembre 2016

L’autore scrive un’opera lacerante, autobiografica, in cui descrive in modo autentico e senza filtri il dolore vissuto per un fatto innaturale e atroce: la perdita di un figlio. Grossman perde il proprio figlio durante la guerra israelo-libanese del 2006.
L’opera ha inizio con un’immagine: un uomo si alza da tavola ed esce di casa, inizia a camminare in cerchio, non sa dove sta andando, le gambe lo conducono…
L’autore trasporta il lettore nel dolore profondo, dal quale non si trova sollievo, ma che accomuna, unisce ogni personaggio del romanzo nel vuoto della perdita, dove trovano posto solo i compagni di di questo strano viaggio. Incamminati verso il non luogo insieme al protagonista sono anch’essi alla ricerca di qualcosa, che riesca ad attenuare un po’ la sofferenza, perché ci possa essere almeno uno spazio per il ricordo. In questa dolente carovana ci sono personaggi molto diversi tra loro: la levatrice, la riparatrice di reti da pesca, il Duca, il Centauro… Essi sono partiti per la via che conduce al confine del mondo, luogo in cui i vivi e i morti forse si sfiorano e per raggiungere la quale si “gira intorno”. Dal punto di vista razionale è un “non percorso” che i personaggi del libro, tuttavia, riconoscono e che non vogliono lasciare, si tratta, forse, di un atto terapeutico che evoca il dolore straziante di chi è lacerato dentro per trasformarlo in qualche modo. I personaggi si muovono in una condizione di sonno/veglia/sogno, uno stato intermedio dove si esclude il mondo reale per cercare un ultimo disperato contatto con il figlio/a perduto/a, in un estremo richiamo di fronte all’evanescenza dell’essere che muore.
Un genitore può sopravvivere a un figlio? Si, fisicamente, anche se un pezzo di lui è andato da un’altra parte e Grossman parla proprio di quel pezzo. Il viaggio porta consapevolezza, accettazione, diventa quasi un’apertura verso la vita. Il libro è un’estrema, corale lettera d’amore.

Caduto fuori dal tempo - David Grossman

David Grossman, Caduto fuori dal tempo
Resoconto dell’incontro del 10 novembre 2016

L’autore scrive un’opera lacerante, autobiografica, in cui descrive in modo autentico e senza filtri il dolore vissuto per un fatto innaturale e atroce: la perdita di un figlio. Grossman perde il proprio figlio durante la guerra israelo-libanese del 2006.
L’opera ha inizio con un’immagine: un uomo si alza da tavola ed esce di casa, inizia a camminare in cerchio, non sa dove sta andando, le gambe lo conducono…
L’autore trasporta il lettore nel dolore profondo, dal quale non si trova sollievo, ma che accomuna, unisce ogni personaggio del romanzo nel vuoto della perdita, dove trovano posto solo i compagni di di questo strano viaggio. Incamminati verso il non luogo insieme al protagonista sono anch’essi alla ricerca di qualcosa, che riesca ad attenuare un po’ la sofferenza, perché ci possa essere almeno uno spazio per il ricordo. In questa dolente carovana ci sono personaggi molto diversi tra loro: la levatrice, la riparatrice di reti da pesca, il Duca, il Centauro… Essi sono partiti per la via che conduce al confine del mondo, luogo in cui i vivi e i morti forse si sfiorano e per raggiungere la quale si “gira intorno”. Dal punto di vista razionale è un “non percorso” che i personaggi del libro, tuttavia, riconoscono e che non vogliono lasciare, si tratta, forse, di un atto terapeutico che evoca il dolore straziante di chi è lacerato dentro per trasformarlo in qualche modo. I personaggi si muovono in una condizione di sonno/veglia/sogno, uno stato intermedio dove si esclude il mondo reale per cercare un ultimo disperato contatto con il figlio/a perduto/a, in un estremo richiamo di fronte all’evanescenza dell’essere che muore.
Un genitore può sopravvivere a un figlio? Si, fisicamente, anche se un pezzo di lui è andato da un’altra parte e Grossman parla proprio di quel pezzo. Il viaggio porta consapevolezza, accettazione, diventa quasi un’apertura verso la vita. Il libro è un’estrema, corale lettera d’amore.

La bambina di neve - Eowyn Ivey

Eowyn Ivey, La bambina di neve
Resoconto dell'incontro del 13 ottobre 2016

L'autrice prende spunto da una nota fiaba russa e, collocandola in un contesto molto simile, quello delle sconfinate terre dell'Alaska, ne plasma il contenuto adattandolo ai personaggi e ai luoghi da lei ben conosciuti. Una coppia senza figli, in un momento di gioia creativa, modella un pupazzo di neve e, da quel momento, una bambina vestita di bianco/azzurro compare tra gli alberi e si avvicina a loro: sarà nata dal ghiaccio? Oppure arrivata da lontano? Il romanzo non svela mai del tutto la provenienza di Pruina, la bambina di neve, una piccola fata dei boschi che si aggira nei dintorni della casa dei coniugi circondata dai più svariati animali e accompagnata da una fedele volpe dal pelo fulvo. Mabel, la protagonista, desiderosa di maternità, l' adotta cercando di portare questa creatura nella realtà, ma la bambina scappa, scivola e scompare ogni volta che a Mabel pare di averla afferrata, vive nei boschi, libera da vincoli e da lacci, sola, immersa nella natura selvaggia. L'ambiente naturale si palesa fin dalle prime pagine, aspro, potente e duro; solo la solidarietà, l'amicizia vera permette ai protagonisti di sopravvivere in tali condizioni. L'autrice descrive il freddo senza mai farlo sentire veramente, porta il lettore in un'atmosfera piacevole, balsamica, seppur difficile. In quella terra estrema i coniugi Mabel e Jack si ritrovano, ritornano alla vita dopo il dolore per la perdita del loro unico figlio; paradossalmente la durezza del luogo li riavvicina, i ruoli si invertono, si scambiano, si uniscono ancora di più in una fusione che è un tutt'uno con il luogo che li ha accolti... o respinti? Il mondo fantastico e fiabesco del racconto si nutre delle immagini vibranti della fiaba, con le quali l'autrice si propone di raggiungere quel luogo nascosto e palpitante racchiuso in ognuno di noi, la nostra più nascosta interiorità. E, come nelle fiabe, il racconto di Eowyn Ivey va accolto nelle sue vivide immagini. Per creare bisogna prima immaginare...e proprio l'incantesimo che permea tutto il libro lascia il lettore sospeso tra sogno e realtà.

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